Cognome della madre per decreto

Aveva chiesto alla mamma di cambiare cognome. E di poter cancellare per sempre quello del padre, col quale i rapporti non solo sono finiti da tempo, ma sono anche macchiati dal ricordo delle violenze viste subire dalla donna. Ora, ad autorizzare l’acquisizione del cognome materno è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Al quale la donna, per mezzo dell’avvocatessa Giovanna Fava, si è rivolta un anno fa.

Cognome materno per decreto

"E’ una vittoria importante. E mamma e figlia sono felicissime". E’ il legale a raccontare la storia. E a spiegare come, in Italia, sia ancora difficile prendere il cognome materno. Ma dopo una recente sentenza della Corte europea per i diritti umani, che ha ammonito l’Italia su norme che discriminano il diritto della madre di dare il cognome ai figli, qualcosa sta cambiando.

"Nel nostro ordinamento non esiste una legge che consenta l’attribuzione del cognome della madre. Siamo l’unico paese in Europa, a parte il Belgio – spiega – dove in automatico si prende quello del padre. Solo nel caso in cui una donna nubile abbia un figlio e lo riconosca per prima può dargli il suo cognome". Ma la piccola Maria che oggi ha 12 anni - usiamo un nome di fantasia per tutelare la sua privacy - il cognome del padre, uno straniero, non vuole più usarlo.

"Il rapporto tra i genitori è stato conflittuale. Si parla di violenze, alle quali la stessa bambina ha assistito e per le quali c’era stato anche un ordine di allontanamento da parte del giudice. Inoltre, dopo la separazione, l’uomo ha smesso di occuparsi della figlia e di interessarsi a lei. E’ sparito".

In Italia, chiedere il cambiamento del cognome è possibile. Ma serve almeno una di tre condizioni. "Il cognome deve essere offensivo o ridicolo oppure – spiega l’avvocatessa Fava – portare a identificare le origini senza che io lo voglia. Ed è questo il caso: la bambina non voleva essere identificata con il cognome paterno, straniero, di difficile pronuncia, né con un uomo che ha precedenti penali. Ma soprattutto, perché lei non si identifica con quel cognome poichè non ha più rapporti con l’uomo. Mentre anzi si identifica con quello della famiglia reggiana a cui appartiene la madre".

Il primo passo è stato rivolgersi alla Prefettura. "Ma la risposta è stata negativa. Il decreto ha sancito che il cambio era inammissibile, poichè prima avrebbe dovuto decadere la potestà genitoriale. A quel punto, avevamo due possibilità: il ricorso al Tar o il ricorso al Presidente della Repubblica. Ho scelto quest’ultimo poichè, come ho scritto nel ricorso stesso, è il garante della Costituzione e il ricorso a lui rappresentava l’ultima speranza di garanzia". Una speranza che è stata ben riposta, poichè è notizia di pochi giorni fa che Giorgio Napolitano con un decreto ha dato l’ok al cambio di cognome. "Forse, è una delle prime volte che è il presidente a esprimersi in questo senso" dichiara la Fava. Che aggiunge: "Ci sono voluti tre anni. E per un ricorso del genere, solo di bolli, si spende qualcosa come 800 euro. Speriamo che finalmente si introduca la libertà di scegliere quale cognome avere".

6 marzo 2014 - Articolo tratto da gazzettadireggio

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