Storia del "marchio" di famiglia. Così nascono i cognomi

Esperti internazionali, coordinati dai docenti Bizzocchi e Salinero, espongono gli esiti delle ultime ricerche. Piemontesi e padani li hanno adottati per primi, i toscani sono arrivati per ultimi, nel Seicento. La diffusione è casuale. Da due anni nell'università di Pisa, dove sul tema è in corso un convegno europeo, lavora un team di storici e linguisti che studiano l'origine del fenomeno: si intrecciano mestieri, luoghi e vicende personali

I toscani arrivano ultimi, nel Seicento. Piemontesi e padani invece tra i primi. Senza seguire un filo logico geografico, i cognomi si diffondono in Italia in ordine sparso, agganciati alle necessità pratiche che possono essere dettate da un parroco che dopo il Concilio di Trento tiene una dettagliata anagrafe dei battesimi, dal signore di quelle particolari terre che aveva bisogno di un registro per riscattare le gabelle o per altre mille strade inesplorate.

I cognomi che oggi ci portiamo addosso hanno una radice nella storia dei nostri avi, raccontano un po' di quello che abbiamo ereditato. Non c'è niente di casuale, ma una lunga catena di passaggi da ricostruire. Per noi ora è normale averne uno (o due o tre in casi speciali), tutti abbiamo nel cassetto il ricordo della maestra che fa l'appello in aula: "Abbiati, Barsotti, Bianchi, Carini...". E' normale essere identificati col cognome: però non è stato sempre così, anzi comincia così nel Medioevo e per i contadini o le persone di umili origini bisognerà aspettare diversi secoli ancora.

Ma come nascono i cognomi? "Alcuni hanno a che fare con i mestieri - spiega il professor Roberto Bizzocchi, docente di storia moderna all'università di Pisa - si pensi a esempi come Fabbri, Ferrari, Muratori... altri vengono da soprannomi che avevano magari già le persone: Zoppi, Moretti, Guerci, Astuti, Rossi... Altri erano legati ai luoghi di provenienza: Milanesi, Pavesi, Fiorentini, Veneziani... Oppure segnalavano condizioni particolari, si pensi agli orfani, ai trovatelli che in Toscana chiamano con il cognome di Innocenti, in Romagna di Casadei, a Napoli di Esposito, a Milano di Colombo, in Sicilia indicano con Di Dio".

E' in corso in questi giorni alla sala della Biblioteca dell'università di Pisa un convegno che richiama studiosi da mezza Europa per interrogarsi proprio sull'origine storica dei cognomi italiani. Da un paio d'anni l'ateneo toscano ha un team di storici e linguisti che lavorano proprio su questi temi per risalire a quando e perché l'uso dei cognomi che all'inizio caratterizzano poche famiglie (in genere nobili) si diffonde orizzontalmente nella società diventando patrimonio di tutti.

Gli esperti internazionali, coordinati dai docenti Roberto Bizzocchi (dell'ateneo pisano) e Gregoire Salinero, (della Sorbona di Parigi), stanno esponendo, nelle cinque sessioni del convegno, i risultati delle ultime ricerche. Sarà anche l'occasione per fare il punto sul caso Toscana, regione che arriva tardi a definire un cognome per tutti: "I nostri studi non ci consegnano ancora delle certezze definitive - spiega Andrea Addobbati, docente di Storia Moderna - ma possiamo ipotizzare che fra le ragioni del ritardo della Toscana c'è il fatto che da queste parti il cognome non era socialmente rilevante come al nord. Non è che proprio non esistesse, ma era evanescente: capita di trovare nei documenti notarili l'indicazione di una tale persona prima con il sono nome e poi con nome e cognome. A volte il cognome appare e scompare e non sappiamo la ragione".

Il convegno è organizzato dall'ateneo pisano in collaborazione con la Sorbona, Università di Extremadura, Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e Ecole Française di Roma. "L'origine dei cognomi è un argomento per nulla studiato - spiega il professor Bizzocchi - per questo a Pisa abbiamo creato un gruppo di ricerca". La materia è affascinante, un percorso a ritroso nella storia di ciascuno di noi, nella cultura e la geografia che abbiamo calpestato assieme a mestieri tramontati o di cui si è quasi persa la memoria o a soprannomi a volte scherzosi, a volte feroci.

16 settembre 2010 - Articolo di LAURA MONTANARI
tratto da Repubblica.it
16 Settembre 2010

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