Guerra di cognomi: vende rene per far causa ad Armani

Porta lo stesso cognome dello stilista e rivuole suo sito web Armani.it.

Luca Armani, omonimo dello stilista Giorgio, fu espropriato cinque anni fa del sito internet Armani.it dalla casa di moda. L'imprenditore di Treviglio, in provincia di Bergamo, ha lanciato una nuova provocazione: "Vendo un rene per far causa allo stilista". "Mi hanno denunciato, portato in tribunale e condannato per aver registrato per primo il dominio, questa storia mi ha rovinato la vita ma non voglio dargliela vinta", ha detto l'uomo.

La notizia è riportata dal Giornale di Treviglio, che ha scovato l'annuncio shock sul web al nuovo indirizzo telematico dell'artigiano trevigliese Armani2.it. La controversia si trascina da molti anni, anche se solo nel 2004 si è consumato l'ultimo atto in tribunale. Luca Armani aveva concluso la sua lotta giudiziaria con la casa di moda Giorgio Armani uscendone sconfitto.

L'artigiano, titolare di un timbrificio e con la passione del computer, registrò per primo il sito armani.it nel 1997, quando il web non era ancora così diffuso in Italia. L'idea, abbastanza scontanta considerando il cognome, è stata quella di abbinare il suo cognome al suffitto .it del nostro Paese. Ben presto allestì il proprio sito commerciale scoprendo i benefici della rete nel suo commercio.

Quando, qualche anno dopo, la casa di moda decise lo sbarco nella multimedialità si trovò con il dominio ideale (Armani.it) già occupato. Così si attivarono gli avvocati con "denunce e richieste di danni per milioni e milioni", ricorda il malcapitato. Per sei lunghi anni Giorgio Armani sembrò non aver nessuna probabilità di vincita, l'ente che regola la registrazione dei domini per la rete è chiaro: il diritto di precedenza temporale, ammesso che il dominio sia di pertinenza con l'attività svolta, è l'unico parametro che ne stabilisce la proprietà.

Il tribunale di Bergamo arrivò, però, a una sentenza singolare: tolse la titolarità del sito armani.it a Luca per girarla a Giorgio. Non solo, al bergamasco proibì anche l'uso della parola Armani come nome a dominio, se non accompagnata da altri elementi idonei a differenziarli dal marchio "Armani". Luca Armani provò ad affermare la sua buona fede e le sue ragioni, ma niente da fare.

"Questa storia mi ha rovinato - ha ammesso il trevigliese - Tutta la mia vita è finita risucchiata come in un vortice spazzando via gli affetti, sicurezza economica e certezzwe costruite in anni di lavoro. Ho fatto una grande fatica a rimettermi in piedi dopo il 2004 e non ci sono ancora riuscito".

Luca Armani non hai mai smesso di aspettare il giorno della rivincita. Nel 2005 affisse dei necrologi sui muri della sua città per ricordare a tutti che era vivo e ancora operativo, nel 2008 uno sciopero della fame di un mese per richiamare l'attenzione sul caso. Ora la nuova provocazione: andare in tribunale per riavere il suo cognome sul web. Occorrono tanti soldi e così la sua clamorosa decisione. "Sto bene, sono in buona salute e posso vender eun rene - ha concluso Luca Armani - Sono pronto a dar battaglia, costi quel che costi". La casa di moda dello stilista, interpellata da Tgcom, per ora, non commenta la notizia.

13 gennaio 2009 - Articolo tratto da TGcom.it
13 Gennaio 2009

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