Cognome della madre ai figli: ok della Cassazione

La Cassazione chiede una legge: ai figli non è obbligatorio dare il cognome paterno se i genitori sono d'accordo

I giudici della Cassazione insistono e ripetono quello che già da alcuni anni affermano nelle loro sentenze: è possibile dare il cognome della madre ai figli legittimi, se c'è piena concordia dei genitori. L'ultima affermazione in questo senso, resa nota ieri, si riferisce alla prima sezione civile della Suprema Corte che con l'ordinanza n.23934, ha chiesto la valutazione di un caso "alla luce della mutata situazione della giurisprudenza costituzionale e del probabile mutamento delle norme comunitarie" o di investirne di nuovo la Corte Costituzionale.

Le parole della Corte si riferiscono alla vicenda di due genitori che, in totale accordo, chiedono di attribuire al proprio figlio il cognome della madre al posto di quello del padre scritto nell'atto di nascita. Il tribunale e la Corte d'appello di Milano avevano respinto la richiesta. E allora i giudici della Cassazione rispondono ricordando che oggi, dopo la ratifica del trattato di Lisbona (in cui, tra le altre cose, si afferma il diritto al rispetto della vita privata e familiare e la parità tra uomini e donne, nonchè ogni discriminazione fondata sul sesso) "si dovrebbe aprire la strada all'applicazione diretta delle norme del trattato stesso e di quelle alle quali il trattato fa rinvio e, comunque, al controllo di costituzionalità che, anche nei rapporti tra diritto interno e diritto comunitario, non può essere escluso".

Già nel 2004 i giudici della Cassazione tentarono di scardinare il predominio del cognome ereditato dal padre chiamando la Consulta a mettere fuori legge le norme che, automaticamente, prevedono l'attribuzione del cognome del padre ai figli legittimi. Ma i giudici costituzionali se ne lavarono le mani dicendo che il compito spetta al legislatore. Allora, nel 2006, gli ermellini si appellarono al Parlamento affinchè si decidesse a togliere i veti al cognome materno. Intanto, però, diedero il "via libera" perchè ai figli naturali possa rimanere il cognome materno qualora il padre non li abbia riconosciuti alla nascita. Nella sentenza numero 12641 della I sezione civile, i giudici avevano respinto la richiesta di Francesco T, l'uomo che aveva riconosciuto il figlio a distanza di quasi 10 anni dalla nascita dello stesso.

Qualcuno si organizzava con un "fai da te" artigianale per fornire la possibilità a chi volesse, di iniziare la battaglia per dare il cognome della madre ad un figlio. Tutte le informazioni sono sul sito CognomeMaterno.it. Se poi invece si vuole avere un'idea di chi sono le donne che insistono per dare il proprio cognome ai figli si può provare a leggere gli interventi su questo forum.

Il Parlamento però non ha partorito molto di più che una proposta di legge da quando si è insediato. Per ora solo Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, si è schierato apertamente contro: "Gli ermellini della Cassazione farebbero meglio ad occuparsi della giusta, corretta e rapida applicazione della legge vigente invece di arrogarsi la prerogativa di fare leggi nuove usurpando i diritti del Parlamento". Pienamente favorevoli a una legge da discutere in Parlamento invece Rosy Bindi che ha firmato il progetto di legge della scorsa legislatura, Vittoria Franco del Pd, Donatella Poretti dei Radicali.

24 settembre 2008 - Articolo di Flavia Amabile
tratto da LaStampa.it

24 Settembre 2008

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