Psicologia: depressi da cognome, vogliono cambiarlo 1.400 italiani l'anno

Roma, 29 apr. (Adnkronos Salute) - Un cognome che fa soffrire, perché buffo e beffeggiato dagli amici fin da bambini. E che, crescendo, può ostacolare le proprie ambizioni. Tanto che molti decidono di cambiarlo: 1.400 sono le richieste che ogni anno arrivano al ministero dell'Interno per sostituire anche solo una lettera della parola che fa arrossire, cambiandone il suono e sollevandoci dall'imbarazzo. "Ma a ogni persona che arriva a prendere provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria depressione da cognome". Parola di Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti.

"Il fenomeno - spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - è riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale dell'io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha portato a formare la nostra identità, ma se tale meccanismo è stato accostato per anni a un nome che mette in ridicolo, che falsifica in apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si possono creare due tipi di problemi. Uno intrapsichico, cioè quello che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre ambizioni. E uno interpersonale, l'idea cioè di essere presi in giro, svalutati dall'ambiente sociale sia stretto che allargato, e la sofferenza che ne consegue". Ma se c'è chi reagisce a tutto questo e non appena possibile rimedia al proprio cruccio modificando il cognome come previsto dalla legge (Dpr 396/2000) "perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale", molti non hanno la forza di reagire e si chiudono in una sofferenza che spesso richiede l'intervento dello psicologo. "Esistono due strade che possono essere percorse da chi ha questo problema. La prima - prosegue Di Giannantonio - è quella del principio di realtà: si prende coscienza del malessere, delle soluzioni disponibili per risolverlo e si agisce per eliminare questo 'insulto' alla nostra personalità. La seconda è quella che va in direzione opposta rispetto al principio di realtà: con il tempo si procede verso un conflitto nevrotico, un'interiorizzazione e un'elaborazione depressiva del problema, che ci porta a vivere con il malessere in maniera silente e non cosciente".

E il risultato è "il progressivo abbassamento del tono dell'umore - assicura lo psichiatra - la disforia, l'aggressività diretta a sé stessi e anche agli altri". In sintesi la depressione, nelle sue varie forme. In questi casi può essere utile, anche con l'aiuto di familiari e amici che possono spingere a rivolgersi a uno specialista, "chiedere una consulenza psicologica per capire quanto è profonda la sofferenza e quanto si sia radicata nella mente della persona, per tentare di trovare una soluzione" che pur tardiva, può aiutare a uscire dal tunnel del 'male di vivere', anche se provocato da un dato anagrafico.

29 aprile 2008

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