Cognomi e difetti

Le precedenti puntate potrebbero far pensare ai cognomi come a un "regalo" per il neonato, un mezzo per augurare il bene al prossimo.

In realtà si tratta di un'usanza relativamente tardiva, e non troppo diffusa: il cognome, come sappiamo, nasce in maniera spontanea e informale, è un appellativo che ha il preciso scopo di identificare le persone, e la loro stirpe: deve essere quindi un nome che richiami qualcosa di molto personale, di distintivo, non certo un generico augurio; meglio un appellativo che indichi la provenienza, o che ricordi il nome di un genitore: ma ancora meglio è un nome legato a una caratteristica fisica, o morale: un soprannome, specialmente se strano, scherzoso, anche crudele: non c'è esclusione di colpi, nella ricerca dell'unicità.

Nascono così cognomi molto particolari, alcuni collegati semplicemente a difetti o caratteristiche particolari della persona, altri prodotti da una viva fantasia, con vene caricaturali, che sconfina talvolta in sarcasmo o cattiveria.

Ocupiamoci del primo gruppo: ne fanno parte, ad esempio, cognomi panitaliani molto diffusi come BALBO (o BALBI), dal latino "balbus", balbuziente, o BIAGI, con i derivati BIAGETTI, BIASI, BLASI, DE BLASI, BLASETTI, che ha una genesi più o meno identica: deriva infatti dall'aggettivo latino "blaesus", ovvero "bleso, balbuziente, che ha la lingua inceppata".

Altri sono ancora più trasparenti, come CALVO o CALVI (da cui anche CALVINI, CALVINO, CALVANI, CALVE'), diffusi in piemonte e lombardia, con un nucleo anche nella sicilia meridionale, o l'analogo PELATO (con la derivazione dialettale PELA'); più ironici CAPILLO (o CAPILLI), o il raro TRENTACAPILLI, sempre connessi ai (pochi) capelli presenti sulla testa del portatore del cognome.

Se restiamo in zona, troviamo molti cognomi legati a soprannomi formati dalla parola CAPO (dal latino CAPUT, testa), come CAPOLUNGO, CAPILUNGO, CAPONE e CAPUTO, comunissimi al sud, CAPONIO, CAPOGROSSO, CAPOGROSSI, tutti riferiti alle dimensioni della testa, particolarmente grande o sgraziata: altri appellativi analoghi, come CAPOTOSTO E CAPOTORTO, sono invece legati a qualità morali, e indicavano rispettivamente una persona piuttosto testarda ("tosto" significa duro, nei dialetti del sud) e una "mente contorta", un individuo che fa cattivi ragionamenti (cioè "malvagi" o "stupidi", a seconda dei casi).

Piuttosto interessante è la sezione di cognomi legata agli occhi, che conta anche una buona quantità di soprannomi positivi, composti o derivati dal cognome generico OCCHIO, ad esempio OCCHIPINTI, OCCHIOBELLO, OCCHIOSANO, OCCHIODORO, ma non lesina frecciate ai più sfortunati: ad esempio OCCHIGROSSI, che si spiega da solo, oppure OCCHIOCHIUSO, che richiama probabilmente una malformazione della palpebra, oppure ancora QUATTROCCHI, appellativo usato ancora oggi per schernire i portatori di occhiali.

Più secco e diretto è il cognome GUERCI, con i relativiGUERCIO, GUERCIA, GUERCINI, GUERCIONI, GUERCIOLI, e i derivati GHERSI, GHERSO, GHESINI, GHESER, questi ultimi due tipici del triveneto, basati tutti sull'aggettivo "guercio", cioè "cieco da un occhio", "che vede male". Significato simile per BERLUSCONI, diffuso solo nelle alte province della lombardia, che deriva dalla voce dialettale "berlusch", cioè "storto, strabico".

Rubrica curata da Claudia Busetto

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